Liberty Atto Secondo

Quarta di copertina

Michael Fleming riesce a sfuggire da uno sceriffo durante una rapina in banca, per poi condurre la Liberty su Europa per installare il nuovo motore a curvatura e sbrigare alcune faccende personali.

In quel villaggio, Giulia viene arrestata dallo sceriffo e portata in cella.

Non volendo abbandonare la sua amica, Michael si dà da fare per liberarla con l’aiuto di Frank.

Riuscita l’evasione della donna, la Liberty riprende il suo viaggio e si concede del tempo per divertirsi col nuovo motore a curvatura, quando un messaggio anonimo li invita ad un incontro segreto su Ganimede.

Curiosi di scoprire chi si nasconde dietro quel messaggio, si recano sul posto per imbattersi in un evento che sta colpendo i pianeti esterni, sul quale si troveranno ad indagare.

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Primo capitolo

Insieme a Sarah, mi recai nella locanda di quel villaggio per mangiare un boccone prima di entrare in azione.

Dopo esserci seduti al primo tavolo libero che trovammo, ordinammo una delle specialità di quel posto e lo consumammo in silenzio.

Appena finito di pranzare, pensai che fosse arrivato il momento di rinfrescarci le idee e ricontrollare i dettagli del nostro piano d’azione, per essere sicuro che tutto fosse chiaro.

Il nostro piano prevedeva raggiungere quella banca che si trovava sull’altro lato della strada, proprio di fronte alla locanda in cui ci trovavamo, ed entrare al suo interno come se fossimo una comune coppia.

Non avendo intenzione di imbattermi in qualche problema con la legge, avrei lasciato Sarah nelle vicinanze della porta d’ingresso, dove avrebbe potuto controllare la strada per avvisarmi in tempo dell’arrivo di qualche imprevisto.

Con la donna impegnata a coprirmi le spalle, mi sarei recato dalla cassiera di uno dei tanti sportelli che aveva accesso alle cassette di sicurezza custodite in quella banca.

E in quella banca, c’era una cassetta che ci interessava particolarmente, soprattutto il suo contenuto.

All’interno di quella cassetta avremmo trovato una borsa, ma non ne conoscevamo il contenuto, come capitava di solito.

A noi interessava finire il lavoro e incassare la nostra parte.

Non eravamo persone che facevano troppe domande, sapevamo che tendevano a rovinare gli affari, e noi eravamo dei professionisti seri.

In banca, con la persona che mi avrebbe seguito allo sportello, non avremmo avuto problemi.

Franklin, il nostro socio in affari che ci aveva commissionato il lavoro, si era preso il disturbo di procurarci i documenti falsi per poter accedere a quella cassetta di sicurezza.

Tutto sarebbe filato per il verso giusto questa volta.

Non avremmo avuto bisogno di ricorrere alle armi.

Almeno stavolta.

 «Quei documenti sono di ottima fattura… sembrano stampati dal governo stesso. Franklin ha lavorato bene. Dovrai solo fingerti Paul Robertson per qualche minuto… finché non metterai mano su quella borsa» disse Sarah guardando quei documenti che tenevo in mano «Ed io sarò la tua signora.»

«Si, i documenti sono ottimi… andrà tutto per il verso giusto» risposi alla donna.

Guardai negli occhi la mia amica per poi riporre i documenti nella tasca della giacca e prendere delle banconote per pagare il conto del pranzo.

Lasciai i soldi sul tavolo e, insieme alla mia amica, lasciammo quella locanda per dirigerci verso la banca che si trovava sull’altro lato della strada.

Attraversammo quella strada polverosa e ci avvicinammo all’entrata della banca per poi lanciare un’occhiata al suo interno per controllare la situazione.

All’interno trovammo alcuni abitanti di quel villaggio e tre cassiere sedute ai loro sportelli che si stavano occupando di alcuni clienti.

Restammo per alcuni istanti di fronte all’ingresso di quella banca guardandoci intorno per controllare la strada che passavano davanti a noi in modo da assicurarci che non ci fossero sbirri o gente del governo nei paraggi.

Dopo aver controllato, feci segno alla donna che era arrivato il momento di entrare nella banca per procedere con il nostro lavoro.

Così, mi avvicinai alla porta d’ingresso, la aprii dolcemente e, con fare da gentiluomo, lasciai entrare prima la donna che era con me per poi seguirla.

Una volta all’interno della banca, ci fermammo vicino ad un tavolo e fingemmo di discutere un po’, come facevano le comuni coppie in quelle situazioni.

Dopo alcuni istanti, lasciai Sarah e mi diressi al primo sportello libero, dove una giovane donna mi stava aspettando sorridente, mentre Sarah rimase a controllare l’atrio della banca.

«Buongiorno, signore, cosa posso fare per lei?» chiese la donna appena mi accostai al suo sportello.

«Buongiorno a lei» risposi sorridendo «Dovrei ritirare la mia cassetta di sicurezza.»

«Molto bene, signore, può favorire i documenti per piacere?» chiese lei gentilmente.

Ricambiai il sorriso alla donna e misi la mano nella tasca della giacca per afferrare i documenti che mi stava chiedendo.

Con delicatezza, li consegnai alla donna che li prese senza mai abbandonare il suo sorriso per poi aprirli e controllarli.

«Molto bene, signor Robertson, attenda un instante per favore… vado a prendere la sua cassetta sul retro» disse la donna dopo aver controllato i documenti e dopo aver verificato l’autenticità del codice di sicurezza sul computer che si trovava sulla sua destra.

La donna, mantenendo il sorriso, lasciò i documenti sul ripiano di fianco al suo computer, e mi lasciò allo sportello per recarsi nella stanza alle sue spalle, dove venivano custodite le cassette di sicurezza di quella banca.

Rimasi al mio posto ad aspettare che tornasse con quanto richiesto, quando un uomo, che si copriva sotto un cappello, si accostò a me.

«Robertson» disse aggiustandosi il cappello con una mano «Paul… Robertson?»

«Si, signore, sono Paul Robertson in persona» dissi senza voltarmi verso quello sconosciuto, mentre battevo le dita delle mani sul ripiano che si trovava di fronte a me.

«Curioso» fece lui «Si dà il caso che conosca un certo Paul Robertson. Anche quel Robertson ha una cassetta di sicurezza che custodisce proprio in questa banca e… si dà il caso… che non le assomiglia per niente.»

Sentite quelle parole, smisi di battere le mani su quel ripiano, chiusi gli occhi trattenendo il respiro per poi chinare il capo verso il basso.

«E ti pareva» borbottai mentre sentii i passi di quella donna che stava tornando da me.

Attesi alcuni istanti prima di aprire gli occhi per sollevare lo sguardo verso quella donna che si stava avvicinando a me con il suo sorriso e una cassetta metallica in mano.

Rimasi immobile ad osservare quella donna che si stava avvicinando a me, quando decisi di voltarmi lentamente verso quell’uomo che si trovava al mio fianco e che continuava a mantenere lo sguardo fisso su di me.

Guardai quell’uomo dal basso verso l’alto, per poi soffermare il mio sguardo nel suo, fino a quando realizzai chi fosse veramente e la cosa mi lasciò di ghiaccio.

Non riuscivo a credere ai miei occhi.

Mi chiedevo come ci fosse sfuggito quell’uomo prima di entrare.

Quell’uomo, con indosso una giacca scura e un cinturone con una bella pistola argentata nella fondina, nascondeva la sua sicurezza dietro ad una stella da sceriffo posta in bella vista sul bavero della giacca.

Rimasi ad osservarlo dritto negli occhi, mentre tentavo ad un modo per liberarmi di lui e di quella stella di latta che luccicava sotto ai miei occhi.

«La sua cassetta… signor Robertson» disse la donna appoggiando quella cassetta sul banco dello sportello.

«Grazie, signorina… molto gentile» risposi alla donna mentre impugnavo la pistola per poi estrarla dalla fondina e puntarla contro lo sceriffo.

«Stia calmo, sceriffo… prenda la pistola lentamente e me la dia» dissi rivolgendomi a quell’uomo che aveva sollevato le mani in segno di resa «Devo dire che ha proprio un bel cappello?»

«Davvero? Le piace?» disse lui soddisfatto dal mio complimento mentre mi porgeva lentamente la sua arma «L’ho preso alcuni giorni fa all’emporio in fondo alla strada.»

«Davvero? Interessante! Finisco qui e ci farò un salto» risposi all’uomo mentre gli prendevo l’arma dalla mano.

Nel frattempo, gli altri clienti presenti in quella banca si erano accorti di ciò che stava accadendo a pochi passi da loro.

Si voltarono tutti verso di me e rimasero impietriti nel vedermi mentre puntavo la pistola contro lo sceriffo di quel villaggio.

Sarah intervenne in mio soccorso tentando di tranquillizzare quelle persone, dicendo loro che avevamo quasi finito e che non ci trovavamo in quella banca per i loro soldi.

Concluse dicendo che nessuno si sarebbe fatto male e che non avevamo intenzione di usare le armi, soprattutto su degli innocenti.

«Può gentilmente aprire quella cassetta?» chiesi alla donna che ci stava osservando quasi divertita «Come vede… al momento sono piuttosto impegnato. La mia amica sta tranquillizzando gli altri clienti, mentre io sto tenendo sotto mira lo sceriffo… come ha detto che si chiama?»

«Clara… mi chiamo Clara» rispose arrossendo leggermente in viso.

«Un nome davvero delizioso! Lavora qui da molto tempo?» domandai mentre la osservavo aprire quella cassetta.

«Non proprio… faccio un mese il prossimo venerdì» rispose sorridendo timidamente.

«Le è capitata una giornata interessante, non le pare?» domandai nuovamente.

«Onestamente… mi avevano avvisato della possibilità di alcune rapine… durante il colloquio di lavoro intendo dire» disse lei sottovoce e chinandosi verso di me «Ma… ammetto che trovarcisi in mezzo… devo dire che è un’esperienza… elettrizzante.»

«Come la capisco! Quella sensazione mista tra paura ed eccitazione… non c’è niente di meglio al mondo» le dissi mentre prendevo la borsa che mi stava passando.

«Se avete finito di fare conversazione» intervenne Sarah «Possiamo anche andarcene… ormai abbiamo ciò che ci serve!»

«Sceriffo, se non le dispiace troppo, dovrebbe ammanettarsi a quella ringhiera» dissi allo sceriffo che seguì le mie istruzioni immediatamente, poi mi voltai verso la mia nuova amica «Grazie mille per l’aiuto, signorina Clara, mi dispiace ma noi dobbiamo andare… le auguro una buona giornata.»

«Buona giornata anche a lei» rispose gentilmente «Spero che torni a rapinarci presto… cioè… intendevo dire… a farci vista presto» disse infine sottovoce dopo essersi avvicinata a me.

Strizzai l’occhio a quella donna gentile e, dopo aver controllato le manette dello sceriffo, mi soffermai alcuni istanti ad ammirare il suo cappello, per poi allontanarmi per raggiungere Sarah che mi stava aspettando vicino alla porta, pronta per uscire.

Prima di aprire quella porta, smontai il caricatore dalla pistola dello sceriffo e gettai il tutto all’interno di un cestino dei rifiuti che trovai lì vicino, mentre Sarah mi prendeva la borsa dalle mani.

Presa la borsa, la donna uscì dalla banca.

Quando feci per seguirla mi fermai sull’arco della porta, mi voltai verso quelle persone che avevamo lasciato all’interno di quella banca e che ancora ci tenevano i loro sguardi intimoriti addosso.

«Come avete visto… non abbiamo preso niente di vostro… quindi…» dissi loro «Copriteci la fuga» e me ne andai in strada per raggiungere la mia amica.

Raggiunta la donna, ci incamminammo per la strada con passo svelto, ma disinvolto, senza mai voltarci dietro le nostre spalle.

Entrammo in un vicolo posto tra il saloon e un altro edificio che ci avrebbe condotti all’incontro con Frank che ormai ci stava aspettando da tempo.

Il nostro amico ci doveva portare degli abiti che ci avrebbero permesso di fuggire senza dare troppo nell’occhio.

L’idea era quella di lasciare la borsa presa in banca a Frank, sperando che non commettesse i suoi soliti errori, per portarla al sicuro.

Nel frattempo, con Sarah ci saremmo cambiati i vestiti, poi ci saremmo divisi e ci saremmo allontanati per ritrovarci infine tutti quanti alla Liberty.

Raggiungemmo il vicolo e ci infilammo al suo interno.

Arrivati sulla parte opposta, sul retro dell’edificio, trovammo Frank ad aspettarci con una borsa in mano.

Appena ci vide arrivare, posò la borsa sul terreno e ci salutò con la mano.

«Cambiamoci i vestiti, poi ognuno per la sua strada» dissi a Sarah mentre ci incontravamo con Frank «Cercano un uomo e una donna, quindi passeremo inosservati. Ci incontreremo alla Liberty.»

«Allora? Com’è andata la rapina?» chiese Frank appena ci vide.

«Non era proprio una rapina. Comunque, abbiamo incontrato uno sceriffo dentro quella banca» risposi mentre aprivo la borsa coi vestiti «Ma è stato molto collaborativo. Abbiamo la borsa per Franklin.»

«Bene. Molto bene» fece Frank «Avete preso una di quelle penne che danno le banche?»

«No… Frank… ce ne siamo dimenticati» rispose Sarah mentre si cambiava la giacca «Ma se vuoi… torno indietro e vado a prenderla» fece indicando con il pollice dietro le sue spalle.

«Dai lascia stare» fece lui «Sarà per la prossima volta.»

«Bene» dissi mentre riponevo gli abiti usati per il colpo dentro la borsa di Frank «Ora ci dividiamo, ognuno per la sua strada. Ci incontreremo alla Liberty!»

Sarah fu la prima ad andarsene dirigendosi a est.

A lei assegnai il percorso più breve per raggiungere la nostra nave, dove Ellen e Giulia ci stavano aspettando, in modo che la preparasse per il nostro arrivo.

Poi fu la volta di Frank che, con la borsa della refurtiva in mano e quella degli abiti di ricambio, si avviò verso la strada principale di quel villaggio.

Attesi alcuni minuti e mi incamminai verso ovest, prendendo il percorso più lungo, passando tra quei vicoli formati tra le varie abitazioni in legno.

Scavalcai la staccionata di una di quelle abitazioni e mi addentrai nel suo giardino, muovendomi tra pile di panni stesi ad asciugare.

Camminavo guardandomi intorno con attenzione, per controllare che non comparisse qualcuno d’improvviso.

Nonostante non avessi fatto troppo rumore durante quella rapina in banca, visto che non avevamo preso niente a quella povera gente e non avevamo usato le armi, il mio atto sarebbe stato comunque considerato illegale, quindi qualcuno mi stava sicuramente cercando.

«Ti hanno già dato il nome di ladro gentiluomo» disse una voce proveniente dall’angolo della casa che stavo fiancheggiando.

«Ma guarda chi c’è! Lo sceriffo col bel cappello!» esclamai voltandomi verso quella voce e vedendo lo sceriffo del villaggio che mi stava fissando «Non ci hai messo molto a liberarti e a trovarmi… preso la pistola?»

«Certo che l’ho presa!» disse mostrandomi il calcio della sua bella pistola nella fondina «Allora? Cosa ne pensi del nome che ti hanno dato?»

«Ad essere onesti… non mi dispiace affatto, ma non sono un ladro» risposi allo sceriffo.

«Eppure hai rubato qualcosa» fece lui «E non mi va giù l’idea che vengano commessi crimini nel mio villaggio… soprattutto quando sono dei forestieri a commetterli.»

«Magari non le va giù l’idea che quel crimine sia stato commesso proprio sotto al suo naso. Ma non si preoccupi, non sono qui per insinuare qualcosa. Comunque, non ho rubato niente alle persone che vivono in questo villaggio» ribattei allo sceriffo «Ho solamente preso una borsa da una cassetta di sicurezza di un singolo cliente di quella banca. Non ne facciamo una tragedia… in fin dei conti nessuno si è fatto male.»

«Giusto, nessuno si è fatto male» disse lui prendendo le manette dalla cintura «Ora vieni qui e fatti arrestare… sta arrivando l’ora di cena e inizio ad aver fame.»

«Vuole arrestarmi? Ma sul serio?» ribattei «Suppongo che quella banca abbia delle telecamere di sorveglianza e suppongo che abbia ripreso il momento in cui lei è stato disarmato e legato a quella ringhiera. Insomma… un occhio attento potrebbe dire che lei era un mio complice.»

«Ma cosa stai blaterando?» fece lui «Mi… mi hai colto alla sprovvista!»

«Già… come il mio amico che la sta per colpire» risposi.

Silenzioso come un serpente del deserto, dalle spalle dello sceriffo comparve Frank che si era avvicinato a quell’uomo ed era pronto per colpirlo col calcio della sua pistola.

Un colpo secco e fulmineo alla base del collo mise fuori gioco lo sceriffo che cadde a terra lasciando scivolare sull’erba quelle manette che teneva in mano.

Nel vederlo disteso sul terreno mi venne quasi da ridere, ma cercai di trattenermi per rispetto.

Mi limitai solamente ad avvicinarmi a lui.

Mi inginocchiai di fianco al suo corpo e afferrai la sua pistola per poi gettarla tra l’erba a qualche metro da lui.

Afferrai le manette che erano sotto ai miei piedi e le misi ai polsi di quell’uomo che giaceva sul terreno fuori coscienza per poi legarle intorno ad un palo.

«Questa è la seconda volta che ti disarmo e ti ammanetto» dissi inginocchiandomi di fronte a lui «Purtroppo, parlare con me ti ha impedito di vedere lui. Non te la prendere… andrà meglio col prossimo… ladro.»

Mi rialzai in piedi e feci segno a Frank che potevamo andarcene.

Nonostante lo sceriffo fosse stato messo al tappeto, non avrebbe impiegato troppo tempo per ritornare in sé, trovare un modo per liberarsi e tornare a corrermi dietro.

Così, presi una delle borse che Frank aveva lasciato a terra e ce ne andammo insieme verso la nostra nave dopo averlo ringraziato per non aver eseguito alla lettera le mie indicazioni.

Con lo sceriffo fuori gioco, pensammo di attraversare quel villaggio percorrendo la strada principale che lo tagliava in due.

Passammo proprio di fronte a quella banca dove avevamo fatto il colpo.

All’esterno si erano radunate diverse persone per chiedere informazioni di quanto accaduto poco prima nella loro banca.

Divertito da quella situazione, passai del tutto indisturbato mantenendo lo sguardo verso quella folla, quando intravidi Clara, la donna che mi aveva assistito in banca, che stava parlando con alcune di quelle persone.

In quell’istante, notai che Clara si era accorta che stavo passando da quelle parti e spostò lo sguardo nella mia direzione, mentre continuava a parlare con quella gente.

Posato lo sguardo su di me, accennò ad un timido sorriso e fece un leggero segno con la mano per salutarmi.

Ricambiai il saluto e continuai per la mia strada come se niente fosse.

Usciti da quel villaggio, ci incamminammo verso l’area in cui la Liberty ci stava aspettando.

Appena arrivati alla nostra nave, vidi che nessuno ci stava aspettando, nonostante il portello della stiva fosse aperto.

Come da istruzioni, il resto dell’equipaggio ci avrebbe aspettato a bordo della Liberty pronti per decollare.

Frank fu il primo ad entrare nella stiva della nave.

Quando stavo per salire a bordo, mi guardai intorno per vedere se qualcuno ci avesse seguiti quando notai un insolito movimento di un cespuglio poco lontano dalla nave.

Incuriosito, continuai a guardare quel cespuglio che continuava a muoversi nonostante non ci fosse vento.

Deciso nello scoprire cosa stesse procurando quello strano movimento, decisi di avvicinarmi per curiosare.

Mentre mi avvicinavo a quel cespuglio, mi venne in mente che magari ci fosse il cane di Frank a muovere le foglie.

Invece, con mio stupore, comparve nuovamente il cappello dello sceriffo del villaggio che faceva capolino tra le foglie di quel cespuglio.

«Ma come hai fatto a liberarti di nuovo?» gli domandai vedendolo.

«Semplice!» fece lui «Tengo una chiave di riserva nelle mutande.»

«Devo ammettere che sei piuttosto astuto per essere uno sceriffo» dissi sorridendo.

Lo sceriffo si sfilò da quel cespuglio e si presentò a me con una nuova tattica che non mi sorprese affatto.

Con un balzo, uscì allo scoperto tenendo la sua pistola lucente in mano per poi puntarla con decisione contro di me.

Vedendo l’arma puntata contro di me, sollevai le mani in aria e rimasi ad osservarlo mentre prendeva le sue amate manette dalla tasca della cintura per poi lanciarle ai miei piedi.

«Andiamo» fece lui indicando le manette ai miei piedi «Mettile e seguimi al mio ufficio. Questa storia è andata avanti fin troppo tempo per i miei gusti.»

«Il gioco è bello quando è corto» feci mentre mi chinavo sul terreno per prendere quelle manette «Lo dico sempre anche io.»

Dal nulla e con uno scatto formidabile, comparve il cane di Frank che saltò addosso allo sceriffo azzannandogli la mano con cui teneva la pistola, che gli cadde sul terreno dopo aver ricevuto quel morso.

Ormai in ginocchio sul terreno, rimasi ad osservare quell’animale che stava mettendo in seria difficoltà quel povero sceriffo e che teneva il suo braccio tra i denti.

Con forza, il cane riuscì a far perdere l’equilibrio a quell’uomo che cadde a terra con il braccio sanguinante, mentre cercava di liberarsi dimenandosi con le gambe e colpendo con forza il dorso dell’animale.

Per un istante provai dispiacere per l’ennesimo tentativo andato male di quello sceriffo che, in fin dei conti, stava solo facendo il suo lavoro.

«Basta Cane!» urlai all’animale «Lascialo stare ora!»

Il cane lasciò andare il braccio dello sceriffo e, camminando a testa bassa, si avvicinò a me per poi sedersi al mio fianco.

Lo accarezzai sulla testa per tranquillizzarlo, poi mi avvicinai allo sceriffo che stava coprendo le ferite procurategli dall’animale con l’altra mano.

«Dammi la mano, ti aiuto ad alzarti» gli dissi offrendogli il mio aiuto «Possiamo medicarti… a bordo della nave abbiamo tutto l’occorrente.»

Lo sceriffo ferito sollevò lo sguardo verso di me.

Strofinò la mano sui pantaloni per ripulirla dal sangue e afferrò la mia.

Con uno strattone lo riportai in piedi, gli diedi la pistola che avevo raccolto poco prima e le sue manette.

«Sto bene, grazie» fece lui imbarazzato e umiliato per l’ennesima volta in una giornata.

«Come vuoi, ma fatti vedere da un medico al più presto» gli dissi «Ora dovrei andare, ci vediamo sceriffo!»

Feci segno al cane che era arrivato il momento di andarsene e, con lui al mio fianco, entrai nella stiva dell’astronave dove Frank, divertito, ci stava aspettando.

Prima di chiudere il portello, mi voltai verso lo sceriffo, che era rimasto lì ad osservarmi mentre me ne stavo andando, e lo salutai con la mano per poi chiudere l’ingresso alla stiva della nave.

«Mai visto uno sceriffo così sfortunato» fece Frank ridacchiando.

«Stava solo facendo il suo lavoro» risposi all’amico prendendo dal pavimento una delle borse.

In quell’istante, ci venne incontro Ellen tutta sorridente come faceva ogni volta che rientravo da un lavoro nel quale non era coinvolta.

Quando si trovò di fronte a me, le passai la borsa che tenevo in mano e lei la prese senza dire niente.

«Nascondila nell’intercapedine in fondo alla stiva» le dissi.

«Mike… quella è la borsa dei vestiti» fece Frank indicando la borsa che avevo passato alla donna mentre sorrideva divertito dal mio errore.

Udite quelle parole, afferrai di scatto la borsa che aveva in mano Ellen e la tirai a me, mentre lei mi osservava sempre più divertita da quella situazione.

Appoggiai la borsa sbagliata a terra e presi la seconda borsa, quella che conteneva la refurtiva del colpo, per poi passarla alla donna che osservava divertita ogni mio movimento. «Nascondila… dove… sai tu dove nasconderla» le dissi imbarazzato per l’accaduto sotto lo sguardo divertito di Frank.

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