Cronache dalle terre devastate

Quarta di copertina

L’impatto con i detriti di una cometa e una seguente guerra nucleare, distruggono il pianeta rendendolo un posto arido e sabbioso.

Tra cambiamenti climatici e violenza causata dai pochi sopravvissuti, un uomo solitario si fa strada attraverso le terre devastate in cerca di un veicolo che possa permettergli di raggiungere la costa, dove crede che la civiltà sia rifiorita come un tempo.

Sulla sua strada incontra una città chiamata WreckageTown, dove i sopravvissuti assemblano veicoli ricavando i pezzi da altri relitti.

In cambio di un veicolo funzionante, si offre di recuperare dei mezzi rubati da alcuni banditi al signore della sabbia che regna su quelle terre.

Unitosi ad uno dei comandanti di WreckageTown raggiunge l’accampamento dei banditi e si prepara per recuperare quanto rubato.

Quando scopre che non ha a che fare con dei banditi, ma con comuni persone, tenterà di salvare quella gente dalla follia del signore della sabbia.

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Primo capitolo

Quando mi soffermo ad osservare il nostro mondo, al modo in cui si trova adesso, e mi imbatto con le conseguenze di quanto fatto nel passato, arrivo alla conclusione che al mondo ci siano due tipi di persone: i soldati e i generali.

I primi sono quelli nati per ricevere ordini e per seguirli alla lettera. Non si pongono nemmeno il problema se ciò che gli viene ordinato sia giusto o meno. Vengono spediti in prima linea, in posti pericolosi, sotto il fuoco nemico e sotto i bombardamenti. Sono quelli che mettono a rischio la propria vita.

Anche i civili appartengono a questa categoria. Si attengono a quanto gli viene detto, o imposto, dai governi, dai loro datori di lavoro, da chiunque si presuma che abbia potere sulle loro vite. Anche loro, come i soldati, non si pongono domande, eseguono quanto gli viene chiesto nel bene o nel male.

I secondi sono quelli che stanno lontani dalla guerra e dalla morte certa. Loro sono quelli che dirigono le operazioni, quelli che prendono decisioni, quelli che danno gli ordini e sono quelli che mandano a morire i primi.

Furono quegli stessi uomini, i generali, dopo essere stati interpellati dai governi di tutte le nazioni, a decidere di scagliare i missili nucleari contro la cometa in rotta di collisione con il nostro pianeta.

Quel sasso, con un diametro di circa nove chilometri, composto da rocce, metallo e ghiaccio, si stava dirigendo verso il nostro piccolo e indifeso pianeta.

Proveniente dalle profondità del cosmo, aveva attraversato l’intero sistema solare e, dopo essere stato deviato dal campo elettromagnetico di Giove, stava puntando contro di noi con la sua magnifica coda.

E lo stava facendo senza preoccuparsi troppo dei miliardi di esseri umani che ci vivevano sopra. Come accadde per i dinosauri milioni di anni prima, anche gli umani si stavano preparando ad affrontare l’estinzione della propria specie.

Salutato il pianeta Marte, la cometa si diresse verso la Terra acquistando velocità e mostrandosi sempre più minacciosa. Quando la cometa oltrepassò l’orbita lunare, i generali diedero l’ordine di scagliarle contro centinaia di missili nucleari, appositamente modificati per poter volare al di fuori dell’atmosfera terrestre.

L’idea era quella di colpire la cometa per deviare la sua corsa omicida, nonostante qualcuno avesse detto loro che sarebbe stato come sparare con un fucile giocattolo contro un treno in corsa e che sarebbe stato più intelligente costruire dei bunker sotterranei per accogliere il maggior numero di persone possibile.

Quel qualcuno, non venne ascoltato.

I missili, lasciata l’atmosfera terrestre, puntarono contro quel proiettile cosmico. Ne colpirono la superficie e la frantumarono, senza però riuscire a deviare la sua corsa.

Quell’unico proiettile venne fatto a pezzi dalle detonazioni nucleari che lo trasformarono in migliaia di proiettili puntati sopra le nostre teste.

Nel frattempo, in tutte le città del mondo si era scatenato il panico.

La gente andava in strada e distruggeva tutto ciò che incontrava. Altri, spinti dall’istinto di sopravvivenza e dalla paura, tentarono di fuggire da quella confusione per cercare un barlume di salvezza e recarsi sulle alte montagne o nascondersi tra i boschi.

Per tentare di calmare quelle persone, vennero inviati i soldati.

Inviati a contenere quelle manifestazioni di rabbia e di disperazione, e per aiutare i civili in fuga dalle città, i soldati si ritrovarono alle strette e con le spalle al muro. Vennero sopraffatti da quelli che stavano distruggendo tutto ciò che incontravano e che sfogarono su di loro le loro paure, la loro rabbia. Vista la situazione incontrollabile, venne dato l’ordine di aprire il fuoco sui civili.

Fu l’ennesimo fallimento dei generali.

Migliaia di persone morirono solo per aver manifestato la propria paura di fronte alla morte.

Poche settimane dopo, i frammenti della cometa entrarono all’interno dell’atmosfera terrestre lasciando dietro di sé delle scie di fumo nell’azzurro dei cieli.

Saette infuocate colpirono tutta la superficie del pianeta distruggendo tutto ciò che trovavano di fronte a loro. Miliardi di persone persero la vita durante quel bombardamento della natura dal quale non c’era scampo. Le grandi città vennero distrutte e si sollevò in cielo una coltre di polvere e detriti che coprirono il sole per decenni.

Purtroppo per noi non era ancora finita. La distruzione dell’umanità, di tutto ciò che aveva costruito nei secoli, era appena iniziata.

Quel poco che rimaneva dei governi, che nel frattempo si era nascosto in bunker sotterranei, puntò il dito contro i generali. Vennero incolpati della distruzione dell’umanità. Questi, pur di non ammettere il loro fallimento, iniziarono ad incolparsi a vicenda per quanto accaduto.

Bramosi di dimostrare che erano nel giusto, si attaccarono a vicenda senza neanche discuterne coi loro governi. Fu una guerra totale che distrusse quel poco che era rimasto del nostro mondo.

Senza preoccuparsi delle conseguenze, lanciarono le testate nucleari rimaste su tutto ciò che si muoveva. L’umanità, messa prima in ginocchio dalla cometa, fu annientata dalla guerra.

In pochi sopravvissero alle conseguenze delle decisioni sbagliate prese da quei generali. Dalle ceneri della nostra civiltà millenaria, nacque un mondo privo di regole e privo di una guida, come lo erano i vecchi governi.

I sopravvissuti, inermi e spaventati, dovettero affrontare aree altamente radioattive, dove era impossibile vivere, e drastici squilibri climatici che rendeva difficile la vita stessa.

Ma neanche di fronte alla fine, l’umanità si arrese.

Nacquero delle piccole comunità un po’ ovunque tra la polvere e le macerie del vecchio mondo. In quei piccoli villaggi dove disperazione e voglia di sopravvivere regnavano, prevaleva la regola del più forte.

Quelle piccole comunità erano in mano ai signori della sabbia, così si definivano con scarsa fantasia.

Perfetti psicopatici, con al seguito altrettanti psicopatici, pretendevano di dominare sulle terre devastate, facendosi la guerra l’uno con l’altro per poter allargare i propri confini e conquistare altri mezzi di sostentamento.

Pochi sognatori formarono delle carovane e si dedicarono alla vita nomade. Si spostavano di continuo, attraverso quelle terre devastate, in cerca di cibo, di carburante e di una terra dove ritornare a vivere come un tempo.

Quella gente cercava di sopravvivere come meglio potevano, resistendo agli attacchi dei banditi e dei signori della sabbia. Ma non si arrendevano, procedevano a denti stretti, seppellendo i propri cari.

I più disperati iniziarono a cibarsi di carne umana.

Si aggregarono in piccole comunità oppure se ne stavano da soli in cerca di prede, assalendo i viandanti e cucinandoli a pennello. Non badavano molto allo stato di salute delle loro prede e spesso si cibavano di umani contaminati dalle radiazioni.

Anche loro, a causa di quella alimentazione apocalittica, avevano gravi disturbi mentali e presentavano degli insoliti tremolii alle mani o alle ginocchia. Quello che non capivo era se quei disturbi mentali fossero causati dal tipo di alimentazione oppure furono proprio quelli ad indurli verso la carne umana.

In mezzo a tutto quel disordine c’ero io.

Ero in fuga dai vivi, in fuga dai morti, in fuga da quell’umanità che stava cercando di emergere dalla sua rovina stessa senza riuscirci.

Mi ero ridotto ad essere un uomo spinto solamente dall’istinto di sopravvivenza e la cosa mi andava più che bene.

Vagavo da solo attraverso le terre devastate, spostandomi da una zona all’altra in cerca di cibo e di un veicolo funzionante che potesse portarmi verso l’oceano, dove a quanto dicevano, la vita era meno estrema rispetto alle terre devastate e stavano sorgendo piccole comunità organizzate come lo erano un tempo.

L’unico problema era che per raggiungere la mia destinazione, dovevo affrontare i vari signori della sabbia che avrei incontrato lungo il mio cammino, avrei dovuto imbattermi nei mangiatori di uomini e in tutta la pazzia che stava regnando là fuori.

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