Ellen Thrace

Quarta di copertina

Rimasta orfana, e senza un tetto sulla testa, all’età di sedici anni, Ellen si unisce ad una banda di criminali per non morire di fame. Dopo essersi fatta strada nel mondo della criminalità, le viene offerto un nuovo lavoro che non può rifiutare, uccidere un malvivente che sta disturbando gli affari della sua banda. Ucciso il malvivente, Ellen si trova circondata da alcuni poliziotti che la arrestano per poi portarla alla centrale di polizia. Qui, viene interrogata dall’agente speciale Johnson che, dopo aver esaminato la sua fedina penale, le annuncia di dover finire in una carcere governativo per il resto della sua vita. Considerando la preparazione di Ellen, l’agente le offre una scelta, finire in carcere oppure indossare una divisa e andare a combattere su Marte. Ellen, dopo una nottata trascorsa in cella, decide per la vita militare e andrà su Marte, dove scoprirà un segreto che il mondo intero deve conoscere.

Formato ebook
ASIN: ‎ B09DDGVQCZ
Lingua: ‎ Italiano
Dimensioni file: ‎ 2541 KB
Da testo a voce: ‎ Abilitato
Screen Reader: ‎ Supportato
Miglioramenti tipografici: ‎ Abilitato
Word Wise: ‎ Non abilitato
Lunghezza stampa: ‎ 221 pagine

Formato cartaceo
ASIN: ‎ B09DDWVXPW
Editore: ‎ Independently published (23 agosto 2021)
Lingua: ‎ Italiano
Copertina flessibile: ‎ 253 pagine
ISBN-13: ‎ 979-8462968365
Peso articolo: ‎ 449 g
Dimensioni: ‎ 15.24 x 1.45 x 22.86

Breve estratto

Non curante di loro, mi incamminai verso la porta d’ingresso mantenendo lo sguardo fisso davanti a me e cercando di lasciar correre quelle loro solite battute sessiste che facevano ogni volta che mi vedevano.

«Bentornata Ellen. Ogni volta che ti vedo arrivare, mi piace pensare che sei qui per me, anche se so molto bene che sei qui solo per vedere il capo» mi disse l’uomo che sorvegliava l’ingresso appena mi vide arrivare.

«Smettila di sedurmi. Ti ho già detto che non sei il mio tipo» gli dissi sorridendo e reggendo il suo gioco come facevo ogni volta «Annuncia il mio arrivo. Non ho voglia di aspettare qui e guardarti sbavare come fai ogni volta.»

«Ti sta aspettando. Vai pure» rispose lui aprendomi la porta.

Sorrisi a quel tizio ed entrai all’interno dell’edificio dirigendomi verso l’ascensore dove trovai un altro uomo, con in mano una mitraglietta automatica, che appena mi vide si fece da parte per permettermi di salire all’interno di quella scatola metallica.

Pigiai il pulsante per recarmi all’ultimo piano e, dopo che le porte si chiusero, iniziò la sua corsa verso l’alto.

Quando le porte si riaprirono, venni inondata dalla luce del sole che stava illuminando l’ufficio di Smith.

Infastidita da quella luce, socchiusi leggermente gli occhi per poi lasciare l’ascensore ed entrare in quel posto.

Il mio capo mi stava aspettando seduto alla sua scrivania, che era piazzata proprio di fronte all’ascensore, sul lato opposto ad esso, mentre alcuni dei suoi uomini se ne stavano a perdere tempo su dei divani che erano stati messi lì per dare un tocco di eleganza a quell’ambiente di malavitosi.

«Ehi Ellen! Che ne dici di passare la notte con un vero uomo» fece uno dei suoi uomini mentre mi spogliava con lo sguardo.

«Proposta interessante. Se ne vedi uno… fammi un fischio» risposi senza neanche voltarmi mentre attraversavo quella stanza dirigendomi verso Smith.

Alle mie parole, tutti gli uomini in quella stanza scoppiarono a ridere, mentre il tizio che aveva fatto quella battuta, rimase in un imbarazzante silenzio mentre mi guardava avanzare verso la scrivania del capo.

«Questo è il ricavato del giorno» dissi dopo aver lasciato la borsa sulla sua scrivania «Cosa vuoi Smith? Perché tanta fretta?»

«Ellen Thrace. La mia gallina dalle uova d’oro» rispose Smith sorridendo mentre allungava le mani sul malloppo «Accomodati… ho un lavoro urgente da affidarti… ti piacerà.»

«Sentiamo. Cosa vuoi che faccia?» chiesi dopo essermi seduta.

Smith non rispose subito alla mia domanda.

Dopo aver preso la borsa che gli avevo lanciato davanti agli occhi, la aprì per controllare le banconote al suo interno.

Quando finì di controllare il tutto, chiamò uno dei suoi uomini al quale diede quella borsa per poi mandarlo via.

«Come dicevo, ho un lavoro per te. Certo… avrei potuto affidarlo ad uno di loro… ma non hanno il tuo tocco… la tua professionalità» fece dopo aver appoggiato la schiena sulla sua poltrona in pelle.

«Vuoi darmi i dettagli oppure tiro ad indovinare?» chiesi per spronarlo a dirmi ciò che aveva da dirmi. «La solita Ellen, sempre diretta al punto… comunque… c’è un tizio… si sta prendendo gioco di me da troppo tempo e lo sta facendo proprio in uno dei miei migliori locali della città. Trovalo, fallo divertire senza esagerare e poi… sul più bello… accompagnalo in disparte e fagli capire che a Smith piace il gioco quando è corto… oppure… quando lo conduce lui stesso» disse mentre incrociava le mani sullo stomaco e si dondolava sulla sua poltrona tenendo lo sguardo su di me.

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