La decisione difficile

A volte, ci capita di dire agli altri, che nella vita possono capitare delle decisioni difficili da prendere, ma quando, quelle decisioni capitano a te, capisci quanto siano difficili da prendere e non basta un banale aforisma per aiutarti. Questa decisione difficile, che dovrei prendere, mi sta passando per la testa da giorni, da settimane. La notte non riesco a dormire. Quando provo ad addormentarmi, mi viene in mente quella decisione che dovrei prendere e allora mi giro e rigiro tra le lenzuola, inizio a sudare, mi innervosisco. Così mi alzo dal letto e mi metto a camminare per la casa, innervosito e intimorito da quella decisione. Cerco di non pensarci, tanto per rilassarmi, ma lei puntualmente ritorna e mi tortura pian piano.

Con mia moglie non parlo più da giorni. Vorrei spiegarle il motivo, ma so già che non mi capirebbe, non lo fa, anzi, neanche ci prova. Quella donna pensa solo alle bollette e alla parrucchiera. E poi ci sono i miei figli, magari potrebbero aiutarmi, ma come posso fidarmi di loro, non hanno ancora quella esperienza di vita che ti permette di comprendere e aiutare il prossimo. Ormai, li vedo come dei minuscoli sconosciuti che vagano per la casa facendo troppo rumore.

Al lavoro non combino più niente di buono. Ricevo solo lamentele dai miei superiori e dai colleghi. Facile per loro, non devono prendere una decisione importante come la mia. Perché è davvero importante. Potrebbe cambiarmi la vita o potrebbe peggiorarla se non faccio la cosa giusta.

Così mi ritrovo a vagare per le strade, incontrando altra gente, tra i suoni e i rumori della città. Perfetti sconosciuti ai quali potrei proporre la mia questione. Ma cosa gli importerebbe, siamo dei perfetti sconosciuti, perché dovrebbero aiutarmi. Li osservo mentre passano intorno a me, evitandomi, come se io non esistessi. In effetti non esisto. Ora, esiste solo quella decisione.

Decido di andare alla stazione ferroviaria, trovo una panchina, proprio di fronte al binario tre. Mi siedo ed osservo quella via di ferro che si estende davanti ai miei occhi. Una via senza fine su entrambi i lati che conduce verso altre città, verso nuove storie di vita.

Abbasso lo sguardo verso la pavimentazione di quella stazione e ritorno a riflettere sulla mia decisione. Dio quanto è difficile. Ma perché doveva capitare proprio a me? Perché? E perché in quel periodo della mia vita, dove tutto andava per il verso giusto? La vita è ingiusta e devo trovare una soluzione al più presto, non posso continuare a vivere così. Non sto vivendo e la causa è quella dannata decisione.

I miei pensieri vengono distolti dall’arrivo di un gruppo di persone. Mi volto verso di loro, le osservo. Sono tutti sorridenti, felici con le loro valigie, pronte ad affrontare il viaggio che li aspetta. Così mi armo di coraggio, mi alzo in piedi e mi volto verso di loro. Allargo le braccia a mezz’aria e urlo più forte che posso per farmi sentire da tutti loro.

«Dovrei prendere un telefono android o apple?».

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