Questo è il mio mondo

Quarta di copertina

Nel futuro l’umanità si ritrova a vivere in grandi città fortificate, in mano a governi indipendenti che attuano un controllo totale sulla popolazione. Un cittadino sospetta che ci sia qualcosa di sbagliato nel suo mondo quando si imbatte nelle telecamere situate sul muro che circonda la città stessa. Qui scopre che quelle telecamere vengono usate per monitorare tutti i cittadini. Il presunto arresto di un coinquilino lo conduce ad indagare su altri casi simili, fino ad incontrare un uomo che gli svela uno dei più grandi segreti del suo mondo. Michael cercherà di scoprire cosa di vero ci sia in quella storia. Si spingerà fino a svelare un segreto che non andava svelato. Michael scrive la sua storia su di un quaderno mentre si trova nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza, dopo che un giudice lo ha condannato con l’accusa di terrorismo. Cosa avrà scoperto Michael? Perché quel segreto gli è costata la vita? Perché il governo vuole che quel segreto resti tale?

Formato ebook
ASIN ‏ : ‎ B08MZ2BPJ8
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Dimensioni file ‏ : ‎ 1335 KB
Da testo a voce ‏ : ‎ Abilitato
Screen Reader ‏ : ‎ Supportato
Miglioramenti tipografici ‏ : ‎ Abilitato
Word Wise ‏ : ‎ Non abilitato
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 236 pagine

Formato cartaceo
ASIN ‏ : ‎ B08MX2ZCBK
Editore ‏ : ‎ Independently published (8 novembre 2020)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Copertina flessibile ‏ : ‎ 234 pagine
ISBN-13 ‏ : ‎ 979-8561057366
Peso articolo ‏ : ‎ 417 g
Dimensioni ‏ : ‎ 15.24 x 1.35 x 22.86

Booktrailer

Breve estratto

«Ricorda ragazzo mio, ognuno paga le conseguenze delle proprie scelte» furono le parole che mi disse quel giorno mio padre guardandomi dritto negli occhi.

«Non ascoltare gli altri. Pensa con la tua testa. Fai sempre in modo che quelle scelte siano tue, solo così sarai libero» aggiunse infine dandomi una pacca sulla spalla.

Quello fu l’ultimo istante in cui vidi mio padre vivo. Pochi minuti dopo venne condotto sul patibolo dove venne impiccato di fronte a me e a mia madre, che pianse per tutto il tempo. Mio padre venne condannato all’impiccagione dopo che gli agenti del governo lo trovarono in possesso di libri considerati illegali. Quei libri che mi leggeva quando ero un bambino, poco prima di addormentarmi, erano la memoria di un tempo passato e purtroppo anche dimenticato. Ma per il governo quei libri dovevano rimanere nell’oblio e li considerava troppo pericolosi. Così, condannò mio padre a morte.

Non compresi pienamente quelle parole che pronunciò mio padre quel giorno, ma lo ascoltai con attenzione senza dire niente per tutto il tempo. Ma in fondo cosa dovevo fare? Ero solo un ragazzino di dodici anni che stava salutando per l’ultima volta suo padre e che lo avrebbe visto morire poco dopo. Come potevo capirle?

E pensare che a distanza di diversi anni, mi sono ritrovato nella sua stessa situazione. A pensarci, mi verrebbe quasi da ridere. Anzi, qualcuno potrebbe anche dire che buon sangue non mente.

Infatti, quel qualcuno pronunciò quelle esatte parole poco dopo aver pronunciato la sentenza, la mia condanna a morte. Quel dannato giudice espresse quelle precise parole guardandomi dritto negli occhi dopo aver battuto il suo martelletto con forza. Il giudice Walker, lo stesso che condannò mio padre a morte e, dopo circa venti anni, condannò il figlio. Condannato a morte per terrorismo. Esatto. Per il governo sono un terrorista.

Esatto, io sono un terrorista. Davvero ironico. Io che ho sempre condotto una vita normale, quasi da cittadino modello. Mi sono diplomato alla scuola pubblica con ottimi voti. In seguito, sono andato a lavorare alla fabbrica di prodotti alimentari. Possedevo anche un monolocale in periferia concessomi dal governo stesso. Ho sempre pagato le tasse e non mi avevano mai dato punti negativi sul mio profilo. Nonostante tutto per loro sono un terrorista, un nemico pubblico della società.

Vorrei farti capire il percorso che mi ha guidato fino a questa situazione, ma per farlo, dovrei prima raccontarti qualcosa del mio mondo, anzi, del nostro mondo. Dovrei raccontarti della mia vita, della morte di mio padre, della perdita di mia madre. E dovrei raccontarti degli eventi che mi hanno condotto qui oggi, in questa fottuta cella di isolamento. Oggi. Non saprei neanche dirti che giorno sia oggi. L’unica cosa che so di certo è che siamo nel duemila cento cinquantasette, ma non so dirti in quale mese. Non so se fuori sia giorno o notte. Se sta piovendo o se sta splendendo il sole, oppure se stanno brillando le stelle in cielo. L’unica cosa che so di certo è che sono chiuso in questa cella di isolamento, senza una finestra e senza alcun contatto col mondo esterno. E sono qui da molto tempo, forse da troppo.

Estratto su Writer Officina: https://www.writerofficina.com/racconto.asp?cod=1174