Athena

Quarta di copertina

Nell’anno duemila ottanta sette l’aumento della popolazione mondiale contribuisce a creare il malcontento in tutto il pianeta. A causa della povertà e della disoccupazione, molti si riversano per le strade per manifestare contro il governo. Per placare gli animi e per dare una possibilità a tutti di vivere, viene creato un mondo virtuale chiamato Atlantis. Al suo interno, gli utenti possono crearsi una seconda vita e guadagnare soldi che possono venire spesi anche nel mondo reale. Sarah, una emarginata che vive di piccoli furti, entra nel mondo di Atlantis per tentare di vivere con quel gioco e, col tempo, diviene un cacciatore di taglie, per poi diventare un sicario al soldo di un criminale che ha espanso il suo dominio anche in quel mondo virtuale. Divenuta un’assassina con centinaia di uccisioni sulle spalle, Sarah si ritrova braccata nel mondo reale da quegli stessi utenti a cui dava la caccia all’interno di Atlantis.

Formato ebook
ASIN: ‎ B09NRY5NXH
Lingua: ‎ Italiano
Dimensioni file: ‎ 2805 KB
Da testo a voce: ‎ Abilitato
Screen Reader: ‎ Supportato
Miglioramenti tipografici: ‎ Abilitato
Word Wise: ‎ Non abilitato
Lunghezza stampa: ‎ 194 pagine

Formato cartaceo
ASIN: ‎ B09NR9NSKK
Editore: ‎ Independently published (17 dicembre 2021)
Lingua: ‎ Italiano
Copertina flessibile: ‎ 228 pagine
ISBN-13: ‎ 979-8786439305
Peso articolo: ‎ 327 g
Dimensioni: ‎ 13.34 x 1.32 x 20.32

Breve estratto

Quando ero una ragazzina e andavo ancora a scuola, ero solita prendere gli avanzi del pranzo per poi consumarli a cena, poiché non sapevo se avrei trovato qualcosa da mangiare una volta tornata a casa.

Alcuni miei compagni ridevano di me quando mi vedevano farlo, mentre altri, quelli che conoscevano la mia situazione, si preoccupavano di darmi i loro avanzi per aiutarmi.

Naturalmente mi faceva piacere ricevere quel piccolo aiuto da quei pochi compagni di scuola, nonostante non lo avessi chiesto.

Troppo spesso rientravo in quella casa senza trovare nessuno ad aspettarmi e con il frigorifero completamente vuoto.

Anche se avessi trovato mia madre, in quel freddo monolocale, l’avrei trovata con lo sguardo rivolto verso il nulla, in silenzio, e sotto gli effetti della droga che la stava distruggendo. Quindi, non mi dispiaceva trovare quel monolocale vuoto al mio rientro, come non mi preoccupava il fatto che dovevo arrangiarmi meglio che potevo per vivere.

Raggiunti i sedici anni di età e terminato il periodo dell’obbligo all’istruzione, lasciai la scuola per andare a cercare un lavoro che mi garantisse uno stipendio per vivere.

Speranzosa di trovare qualcosa che facesse al caso mio, mi armai di coraggio e andai a chiedere un lavoro ovunque nel quartiere in cui vivevo.

Entrai in ogni negozio o tavola calda che incontravo lungo la mia strada per proporre, ai proprietari di quelle attività, la mia candidatura e disponibilità al lavoro, presentando anche il diploma della scuola.

Purtroppo per me, tutto quel coraggio, con cui mi ero armata per quella ricerca, non servì proprio a nulla.

Ovunque fossi andata trovai la porta sbarrata.

Nessuno era intenzionato ad offrirmi un lavoro.

Quello fu un periodo difficile per me.

Fu talmente difficile che mi fece perdere ogni speranza di avere una vita migliore di quella che avevo vissuto negli ultimi anni.

Cresciuta senza genitori su cui fare affidamento, mi ritrovai in un mondo che diveniva ogni giorno più complesso e invivibile, senza una speranza di riuscire a farcela. Ero disperata e non sapevo proprio come fare.

Un giorno, dopo aver perso tempo nel cercare un dannato lavoro, me ne andai al parco nel tentativo di raccogliere le idee in modo da trovare una soluzione.

Ero completamente immersa in quei pensieri che mi passavano per la testa, quando notai due coetanei che stavano parlando tra loro poco lontani da me.

Incuriosita dal loro comportamento e dal loro colloquiare, voltai lo sguardo verso di loro.

Li osservai con attenzione e notai che uno dei due stava mostrando degli oggetti all’altro che li ammirava con interesse strofinandosi le mani.

Tenni lo sguardo fisso su di loro, prestando attenzione che non si accorgessero di quello che stavo facendo, quando sentii uno dei due dire che quella roba gli avrebbe fruttato parecchi soldi.

Non impiegai molto tempo nel capire che quei due ragazzi avevano rubato quella roba e stavano pensando di venderla da qualche parte, magari ad uno dei tanti rigattieri che si trovavano nel quartiere in cui vivevo.

«Magari… se ci riescono loro» borbottai mentre osservavo quei due «Sempre meglio che niente.»

Distolsi lo sguardo da quei ragazzi per poi abbassarlo verso il terreno sotto ai piedi, mentre riflettevo su quell’idea che mi avevano suggerito quei due ragazzi.

Considerando le scarse possibilità che avevo di trovare un lavoro, decisi che dedicarmi ai furti era l’unica cosa da fare, almeno finché non avessi trovato qualcosa.

Così, abbandonai la panchina su cui sedevo e lasciai quel parco per tornare a casa.

Arrivata a casa, mi fiondai in camera da letto per andare a prendere una giacca dall’armadio.

Appesi quella giacca ad un mobile e mi esercitai per qualche giorno ad infilare le mani nelle sue tasche senza scuoterla. Mi esercitai con molto impegno con quella giacca, senza sosta, e quando raggiunsi il risultato di infilare le mani nelle tasche senza scuoterla, andai in strada per mettere in pratica ciò che avevo imparato in quel periodo.

Estratto su Writer Officina: https://www.writerofficina.com/racconto.asp?cod=1974