Dark World

Quarta di copertina

Nel 2057 la popolazione mondiale, ridotta di numero a causa della guerra scatenata da una pandemia globale, si ritrova a vivere in immense città stato sparse su tutto il globo. Un governo autoritario prende il sopravvento con la promessa di porre fine alla violenza che ha dominato l’umanità nel passato, adottando metodi invasivi per controllare i cittadini di quelle città, in ogni istante della loro vita. Michael Freeman, uno di quei cittadini, racconta quel mondo, mentre affronta la vita di tutti i giorni. Ci racconta il modo con cui il governo controlla i cittadini, le violenze che subiscono per mano degli agenti delle forze dell’ordine, che, con crudeltà, impongono il volere della legge stessa. Ci condurrà attraverso la città, la fabbrica in cui lavora, descrivendo ciò a cui è costretto ad assistere, esprimendo, per quanto possibile, il disprezzo che prova verso il governo e i metodi usati dagli agenti, trasportandoci in un mondo cupo, dove le libertà acquisite dall’umanità nei secoli, sono ormai svanite sotto la pioggia incessante che affoga quella sua città.

Formato ebook
ASIN ‏ : ‎ B08G8TS82L
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Dimensioni file ‏ : ‎ 1173 KB
Da testo a voce ‏ : ‎ Abilitato
Screen Reader ‏ : ‎ Supportato
Miglioramenti tipografici ‏ : ‎ Abilitato
Word Wise ‏ : ‎ Non abilitato
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 239 pagine
Numeri di pagina fonte ISBN ‏ : ‎ B08GB4L8TN

Formato cartaceo
ASIN ‏ : ‎ B08GB4L8TN
Editore ‏ : ‎ Independently published (19 agosto 2020)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Copertina flessibile ‏ : ‎ 237 pagine
ISBN-13 ‏ : ‎ 979-8676749200
Peso articolo ‏ : ‎ 422 g
Dimensioni ‏ : ‎ 15.24 x 1.37 x 22.86

Booktrailer

Breve estratto

Dovrebbero essere le sei del mattino. Non lo dico perché sono già sveglio o perché ho visto l’ora sull’orologio. Lo dico perché quella dannata sveglia ha iniziato a suonare da qualche minuto, con quell’orrendo cicalino che echeggia per tutto il monolocale in cui vivo. È ora di svegliarsi, secondo lei, ma per me è solo l’ora di tornare ad odiare il mondo in cui vivo, riprendendo da dove avevo interrotto la sera prima. Vorrei prendere quella dannata sveglia, scaraventarla contro il muro e tornarmene a dormire. Ma non posso farlo, passerei dei guai e preferirei evitare. Mi copro con le coperte e mi giro dall’altra parte. Ma non serve a niente, quell’aggeggio infernale continua a suonare. Vuole costringermi ad abbandonare il mondo dei sogni per immergermi in quello reale, che a volte non è così diverso dal peggiore degli incubi.

«Vai al diavolo!!!» le urlo mentre premo il pulsante per spegnere quella dannata sirena.

Mi alzo e mi siedo sul bordo del letto, con i piedi a terra. Ancora assonnato, mi guardo intorno, per la stanza, mentre con la mano mi gratto la testa. Dò un’occhiata fuori dalla finestra e vedo che è ancora buio. Si intravedono solo le luci a intermittenza di quelle fastidiose insegne pubblicitarie, che mostrano continuamente inutili prodotti con stupidi slogan per attirare la nostra attenzione.

«Buongiorno cittadino» sento dire alle mie spalle.

Come al solito, al controllore non sfugge mai niente. Ha visto che mi sono svegliato ed è già pronto a salutarmi con quel fastidioso modo di chiamarmi, cittadino. Sono un umano, non un cittadino, vorrei gridargli. Abbi rispetto per ciò che sono, non per ciò che pensi che sia. Mi volto verso quella dannata videocamera e la fisso turbato dalla sua presenza.

«Non è un buongiorno» le dico quelle parole a denti stretti e sottovoce per non farmi sentire, poi con aria disturbata le rispondo come si deve «Buongiorno controllore.»

«Oggi è martedì, venti febbraio due mila cinquantasette. Ci sono otto gradi all’esterno ed è prevista pioggia tutto il giorno» quella voce dal suono metallico, proveniente dal controllore, dà anche le informazioni meteo, come ogni mattina.

Prevista pioggia, sai che novità. Sta piovendo da settimane, da mesi, anzi a volte ho come l’impressione che non abbia mai smesso e che non abbia mai iniziato. Con molta fatica, mi alzo in piedi e vado in bagno. Entro in quello stanzino due metri per due, e mi fermo di fronte allo specchio appeso al muro, sopra al lavandino. Osservo l’immagine di quel tizio riflessa su quello specchio. Capelli rasati, barba incolta, occhio spento e triste. «Chi sei? Cosa vuoi? Cosa ci fai qui?» domando a quell’immagine.

Estratto su Writer Officina: https://www.writerofficina.com/racconto.asp?cod=700