Mad Jack

Quarta di copertina

Madison Jack, o come viene chiamato dagli amici che non ha, Mad Jack, è un uomo timido, umile e piuttosto riservato.

È uno di quelli che porge l’altra guancia di fronte alle offese e difficilmente cede alle provocazioni di chi si trova di fronte.

Grazie a quel suo carattere, che lo ha sempre tenuto lontano dai guai, viene cacciato dall’esercito, dopo dodici anni di eccellente servizio, per aver mandato all’ospedale il suo ufficiale in comando a seguito di un incidente, di cui non fu responsabile e che non venne mai chiarito.

Ritrovatosi senza un tetto sulla testa e senza niente da fare, si ricorda di possedere una casa in un piccolo villaggio situato sulla superficie di Io, una delle lune di Giove.

Deciso di tornare in quel villaggio, dove si sarebbe stabilito e avrebbe cercato un lavoro, si mette in viaggio dopo essersi imbarcato a bordo di una nave da carico, con l’intento di ripagare quel passaggio con il suo lavoro.

Su quella nave inizieranno le sue avventure nel mondo civile.

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Primo capitolo

Anche quella volta, avrei potuto dire che la situazione si stava concludendo nel migliore dei modi e come non mi sarei mai aspettato.

Infatti, mi ritrovai a scappare da cinque tizi, attraverso le strade polverose di quel piccolo villaggio sperduto in una delle vaste pianure di Titano.

Naturalmente, quei tizi, che non avevano niente di amichevole nei miei riguardi, erano armati di splendidi fucili, che avrei voluto avere anche io, ed erano anche armati dall’intenzione di porre fine alla mia preziosa vita.

Purtroppo per me, situazioni simili mi capitavano con una certa frequenza negli ultimi tempi ed io non riuscivo proprio a capirne il motivo.

Eppure, ero sempre stato attento durante le mie faccende.

Non tendevo a provocare chi avevo davanti, soprattutto se era armato fino ai denti, proprio come quei tizi che mi stavano inseguendo.

Comunque, nonostante quelle riflessioni e quelle constatazioni dovute dal caso che mi misero un leggero languorino, continuavo a correre il più veloce che potevo.

Mi muovevo spostandomi sulla destra e sulla sinistra di quella strada, in modo da evitare di scontrarmi con la gente che si stava riversando al suo interno e con quegli uomini che non intendevano mollarmi per nessuna ragione al mondo.

Arrivato in fondo alla strada che stavo percorrendo, voltai l’angolo di un edificio costruito in legno, per poi fermarmi e fare un paio di passi indietro.

Coperto dall’angolo di quell’edificio, lanciai un’occhiata verso quei tizi che mi stavano venendo contro sicuri di riuscire a prendermi.

Sorrisi alla vista di quegli uomini, che non sembravano affatto intenzionati a mollarmi, e tornai a correre dirigendomi verso la pianura sabbiosa che si estendeva fuori da quel villaggio.

Correvo veloce come il vento, quando mi accorsi che un dirupo si stava avvicinando a me.

A quella vista spalancai gli occhi e allargai leggermente le braccia.

Rallentai la mia corsa fino a fermarmi proprio sul ciglio di quel dirupo, facendo cadere dei sassi nel nulla.

Ammirai poi quanto si presentava davanti ai miei occhi, rimanendo affascinato da quanta bellezza riusciva a creare la natura che ci circondava e rimpiangendo il fatto di non avere una fotocamera con me.

Comunque, sotto ai miei piedi si trovava una caduta di qualche centinaio di metri ad aspettarmi che non avrei mai voluto affrontare, soprattutto da vivo.

Mi guardai intorno per cercare una possibile via di fuga, quando decisi di allontanarmi leggermente dal ciglio di quel dirupo, per poi voltarmi verso quegli uomini che stavano sopraggiungendo.

Rimasi con lo sguardo rivolto verso di loro, mentre sollevavo le mani in aria in segno di resa, nella speranza che non si fossero limitati a spararmi prima di sentire ciò che avrei avuto da dirgli, nonostante in quel momento non mi venisse in mente niente da poter dire a quella gente.

Ma pensai che al momento giusto, avrei potuto improvvisare qualcosa e ubriacare quelle persone con le mie parole, come ero solito fare in situazioni simili.

Quegli uomini si fermarono a pochi metri da me e puntarono i loro fucili, i quali luccicavano sotto la luce del sole, contro la mia persona.

«Vista la situazione… credo che dovremmo affrontare da persone mature… quanto stiamo vivendo» dissi loro.

«Vista la situazione… dovresti arrenderti e venire con noi… se non decidiamo di ucciderti prima e buttare il tuo corpo in quel dirupo» fece l’uomo al centro mentre caricava il colpo in canna.

Il suo gesto venne seguito dagli altri uomini che si trovavano al suo fianco, i quali tenevano i propri fucili puntati contro di me.

Osservai preoccupato quegli uomini e i loro fucili, mentre pensavo ad un modo che mi avrebbe permesso di uscire da quella situazione, senza che il mio corpo venisse crivellato di proiettili.

Certo era che avrei potuto impugnare le mie pistole e reagire a quella gente, ma non sarei stato sufficientemente veloce e le cose non sarebbero migliorate.

Dovevo trovare un modo per distrarli, prima che si stancassero di puntarmi quei fucili contro e molto prima che si fossero decisi ad uccidermi, o peggio, anche se in quel momento non mi veniva in mente cosa ci sarebbe stato peggio della morte stessa.

«Bene… visto che avete messo in canna il colpo e siete pronti a spararmi… se non vi dispiace… ora dovrei proprio andare… sapete… ho un impegno personale» dissi indicando con le dita verso la mia destra.

«Tu non andrai da nessuna parte!» mi gridò contro uno di quegli uomini.

«Va bene… se non vuoi che vada di là… andrò di qua» dissi indicando questa volta verso la mia sinistra.

«Ho detto che non andrai da nessuna parte… verrai con noi dallo sceriffo o giacerai qui senza vita!» mi urlò contro quell’uomo, mentre portava il dito indice sul grilletto di quel fucile che teneva in mano.

Compresi in quel preciso istante che quegli uomini non avevano alcuna intenzione di lasciarmi andare per permettermi di tornare all’unico motivo per cui continuavo a vagare attraverso i pianeti periferici.

“Credo che a questo punto ti starai chiedendo cosa ci faccia in questo posto con questi tizi che mi stanno puntando contro il fucile, giusto?

Ti starai anche chiedendo se la mia storia inizia qui oppure se dovrò compiere un balzo temporale per raccontarti i fatti dall’inizio.

Ogni cosa a suo tempo, non temere.

Scusa, ma a cosa stai pensando?

Certo che mi sto rivolgendo a te che stai leggendo queste righe… a chi altri sennò!

(Sto scrollando il capo)

Comunque, sto per raccontarti tutta la mia storia e sappi che c’è di mezzo una donna, e non dire che te lo aspettavi, e un brutto tizio che mi ha usato e che ha commesso lo stupido errore di approfittarsi di me, del mio buon cuore.

Dimenticavo, c’è anche un altro tizio di cui dimentico spesso il nome che ha tentato di portare via quella donna in cambio di stupido denaro.

Comunque, porta pazienza, ti racconterò tutto nei minimi dettagli.

Ora, rimani calmo e segui la storia che sto per raccontarti, senza sbadigliare o senza pensare ad altro.

Insomma, rimani concentrato!

Intesi?

Anzi, concedimi un minuto.

Cerco di trovare un modo per liberarmi da questa gente, anche se sto pensando di chiedere loro alcune informazioni, poi cercherò di liberarmi di loro con la mia solita maestria.”

Mossi lo sguardo attraverso ciascuno di quegli uomini che non volevano proprio abbassare quei fucili che tenevano in mano, né tantomeno lasciarmi andare.

Li guardai bene in faccia, dentro quegli occhi attenti a percepire ogni mia possibile mossa azzardata che li invitasse a tirare il grilletto dei propri fucili.

«Allora… considerando che non siete voi le persone che sto cercando… io me ne andrei» dissi mentre abbassavo le mani «Ma se voi volete rimanere lì coi vostri fucili… non vi preoccupate per me… fate pure.»

«Scusa… ma… chi stai cercando?» chiese uno di quegli uomini senza nascondere la curiosità rivolta verso le mie parole.

«Sto cercando un certo colonnello Ted qualcosa… è alto più o meno così… le spalle invece sono così e indossa una giacca marrone, piuttosto indecente» dissi mentre gesticolavo con le mani per descrivere loro l’uomo che stavo cercando «Un’ultima cosa… ha la testa completamente pelata e una cicatrice sul volto… ha anche una pistola.»

«Hai la più pallida idea di quante persone di nome Ted ci sono nel sistema solare?» chiese un altro uomo, dopo essersi voltato verso i suoi compari.

«Onestamente no… a me ne serve solo uno» dissi sorridendo «Allora? Sapete dirmi dove posso trovarlo o no?»

Quegli uomini si scambiarono alcune occhiate tra loro e, mentre lo facevano, avevano anche abbassato quei fucili che mi stavano puntando contro fino a pochi istanti prima.

Li guardai con espressione soddisfatta per essere riuscito a distrarre quegli uomini, quando avvicinai le mani alle pistole che tenevo nel cinturone e le tirai fuori per poi puntarle contro di loro.

«Quindi… come dicevo poco fa… io ora me ne andrei per la mia strada… mentre voi andrete per la vostra» dissi per attirare nuovamente la loro attenzione «Naturalmente sarebbe meglio se ce ne andassimo in direzioni opposte.»

Quando quegli uomini smisero di scambiarsi quelle occhiate e udirono le mie parole, si voltarono all’unisono verso di me e rimasero a bocca aperta di fronte alle pistole che gli stavo puntando contro.

Sentivo di avere la situazione in pugno e continuavo a guardare quegli uomini nell’attesa che si fossero decisi nel lasciarmi andare, senza l’uso delle armi.

“Immagino che tu non possa capire cosa significhi avere la situazione in pugno, ma ti assicuro che è una sensazione magnifica, oserei dire divina.

Ad essere onesti, è la prima volta che mi capita, non è che le cose vadano sempre nel verso giusto.

Però, insomma, pensaci anche tu.

Fino a pochi istanti prima mi trovavo con cinque fucili puntati contro, mentre in quel momento avevo le mie pistole puntate contro quegli uomini che vedevo leggermente disorientati.”

Continuavo ad osservare quegli uomini che tenevano il proprio sguardo rivolto verso di me, mentre abbassavano lentamente le canne dei fucili per rivolgerle verso il terreno.

«Allora? Volete lasciarmi andare o no? Andiamo… non ho tutta la giornata!» dissi allargando leggermente le braccia e abbassando lo sguardo verso il cielo.

Fu in quel momento che quegli uomini approfittarono di quel mio gesto, che in seguito fui costretto a considerarlo tremendamente stupido, e sollevarono i loro fucili per poi riversare una pioggia di proiettili contro di me.

Il mio corpo si mise a vibrare sotto il peso di quei proiettili che stavano maciullando i vestiti che indossavo e la giacca a cui ero tanto affezionato.

E in quel momento, in cui venivo martellato da quei proiettili, il mio unico pensiero era rivolto solamente a quella giacca di cui mi ero innamorato sin dal primo momento che l’avevo vista in quell’emporio di periferia.

L’ultimo colpo, il quale mi centrò in pieno petto, mi fece cadere a terra, facendomi battere la schiena e la testa sul terreno sottostante. «È andata proprio bene» borbottai mentre rimanevo sdraiato sul terreno con lo sguardo rivolto verso il cielo e le pistole ancora ben salde nelle mie mani, mentre cercavo di prendere fiato e di resistere al dolore provocato dall’impatto con tutti quei proiettili, sperando che non andasse a piovere dopo aver visto alcune nuvole nere all’orizzonte.

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