Sinéad

Quarta di copertina

Finita una lunga e sanguinosa guerra, Sinéad si ritrova a vagabondare per il mondo insieme al suo amico Mike Spencer.

Dopo diversi mesi, i due decidono di dividere le proprie strade per tornare ai propri villaggi.

Così, Sinéad torna al suo villaggio natale, dove la aspetta sua sorella e la famiglia morta prima di andare in guerra.

Suo marito e sua figlia sono stati uccisi durante il bombardamento che distrusse il suo villaggio per errore.

Tornata a casa, e dopo essersi riappacificata con sua sorella Sandra, scopre che la storia riguardo al bombardamento era diversa da quella che conosceva.

Sandra le rivela che alcuni uomini fecero una soffiata all’esercito dell’Alleanza dopo aver scoperto che alcune spie degli indipendentisti si nascondevano nel suo villaggio.

In preda alla rabbia e alla sete di vendetta, Sinéad inizia una spietata caccia all’uomo per vendicare la morte della sua famiglia.

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Primo capitolo

Quella stupida e sanguinosa guerra, che aveva infuriato sui pianeti periferici per otto lunghissimi anni, era finita da qualche mese.

Quella dannata guerra scoppiò quando il governo centrale tentò di strappare i trattati di indipendenza dei pianeti periferici per portarli sotto il suo controllo.

Essendo una indipendentista convinta e non volendo cadere sotto il controllo del governo centrale dell’Allenza planetaria, mi arruolai nell’esercito senza pensarci due volte.

Naturalmente, l’esercito a cui avevo prestato giuramento e fedeltà, se ne uscì sconfitto da quel conflitto.

Da parte nostra eravamo armati coi migliori ideali, con le giuste motivazioni, ma sapevamo benissimo che non fossero stati sufficienti per affrontare quella guerra.

L’esercito dell’Alleanza, con armamenti migliori e con l’intenzione di ridurre a brandelli gli indipendentisti, ci misero alle strette e ci obbligarono alla resa dopo anni di guerra.

Comunque, finita quella stupida guerra, la pace tornò a regnare ovunque ed io mi ritrovai a perdere tempo insieme al capitano Spencer, con il quale girovagavo per il mondo in cerca di qualcosa che nemmeno conoscevamo.

Avevo conosciuto quell’uomo durante l’addestramento militare.

In seguito venni affidata alla sua squadra e ci ritrovammo a combattere insieme quella guerra che ci permise di diventare ottimi amici, compiendo svariate missione di infiltrazione in territorio nemico, con il compito di raccogliere informazione che avremmo dovuto poi portare al comando.

Mi ritrovai al suo fianco anche durante l’ultima battaglia, quella della valle degli orsi, quella che segnò la sconfitta degli indipendentisti e, soprattutto, la sconfitta di quell’uomo che sin dallo scoppio di quella guerra, aveva sempre creduto nell’idea di indipendenza e libertà dai pianeti centrali e che aveva dato tutto ciò che aveva per quegli ideali.

E pensare che diversi decenni prima, miliardi di coloni avevano abbandonato la Terra, dove sovrappopolazione e cambiamenti climatici rendeva sempre più dura la vita, per recarsi in quell’angolo remoto della galassia, dove pensavano di poter iniziare una nuova vita ed erigere un nuovo mondo, lontano da tutti quegli errori che avevano contraddistinto l’umanità per millenni.

Invece, ironia della sorte, avevano trovato una nuova guerra, un nuovo motivo per combattersi a vicenda, causata dall’avanzata del governo dell’Alleanza dei pianeti centrali.

Ma cosa ci sarebbe stato da dire a riguardo se non altro che la guerra accompagnavano l’umanità sin dall’inizio della sua storia, e se non ci fosse stata neanche da quelle parti, qualcuno ne avrebbe sentito di certo la mancanza e se ne sarebbe preoccupato.

Nonostante fosse stato bizzarro ed utopistico pensare che non ci sarebbe stata alcuna guerra, dentro ciascuno di noi sapevamo benissimo che da certi atteggiamenti umani non esisteva alcuna via di fuga, anche se ci si spostava nell’angolo più remoto della galassia.

Ritrovatici senza una guerra da combattere, restammo insieme, io e il capitano Spencer, e tornammo sul nostro mondo di origine, dove avevamo vissuto da civili prima della guerra e dove avremmo vissuto da perfetti emarginati il resto della nostra vita stessa.

Il mio amico era tremendamente distrutto a causa della guerra.

Purtroppo per lui, non riusciva ad accettare la sconfitta e non riusciva ad accettare di vivere sotto il controllo del governo dell’Alleanza, che lui considerava totalitario e troppo autoritario.

Quell’uomo non aveva tutti i torti.

Appena dichiarato il cessate il fuoco, il governo centrale si preoccupò di inviare l’esercito in ogni angolo di quel sistema solare per controllare da vicino i coloni che vivevano su quei mondi.

Inoltre, installarono sistemi di videosorveglianza ovunque, in modo da controllare quei coloni, e piantarono a ciascuna di quelle persone dei chip sottocutanei per averli finalmente sotto al loro assoluto controllo.

Ci ritrovammo a vagare da un villaggio all’altro, senza una meta ben precisa e senza sapere di cosa fare delle nostre vite, attraverso i cantieri del nuovo mondo che stava emergendo dalle ceneri della guerra appena finita.

Rimasi al fianco di quell’uomo per assicurarmi che stesse bene e che non facesse qualcosa di tremendamente stupido di cui me ne sarei pentita.

Nonostante avessi pensato più volte di tornare al mio villaggio natale, dentro di me sentivo che non potevo abbandonare quel mio amico in quel momento così buio che lo stava tormentando.

Ma non potevo farlo, non avrei potuto mai abbandonare quell’uomo, soprattutto dopo che mi aveva salvato la vita in diverse occasioni durante la guerra e soprattutto perché era l’unica persona amica che mi rimaneva.

Il mio amico mi diceva spesso che aveva bisogno di tempo per riorganizzare le sue idee e che avrebbe trovato una soluzione che avesse risolto la nostra situazione.

Ma, nonostante lo ripetesse in continuazione, ancora non aveva accennato a qualcosa di concreto e, di sicuro, non sapeva neanche da dove iniziare.

Purtroppo per lui, in quel periodo era solo uno dei tanti vagabondi che vagavano per il mondo senza un motivo per vivere e senza nemmeno un futuro.

Agli occhi del governo era un perfetto emarginato.

E come tale si comportava.

Troppo spesso si ubriacava e si ritrovava coinvolto in risse che lui stesso riusciva a provocare dando poi la colpa agli altri, soprattutto quando si imbatteva in sostenitori dell’Alleanza.

E lui aveva un fiuto eccezionale nello scovare i saloon frequentati da quella gente. Senza che nemmeno se ne rendesse conto, quell’uomo continuò a combattere il governo, anche dopo quella stupida guerra, e sempre con me al suo fianco.

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